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Aguntum
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mwdgmwdwAguntum fu un municipio romano della provincia del mweaNorico, localizzato circa 4mweq km a est di mwegLienz, lungo la valle della mwewDrava, in mwfaAustria.

L'origine della città sembra risiedere nell'esigenza di sfruttare le risorse minerarie lociali, in particolare mwfgferro, mwfwrame, mwgazinco e mwgqoro.

In mwgwepoca paleocristiana, la città era sede di mwhadiocesi.

Contents

Storia
Note

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Storia

In quest'area del mwiaTirolo orientale si collocava la tribù dei Laianci, dei quali parecchi insediamenti a mwigcastelliere, finora scarsamente investigati, coronano molte delle colline della valle. Un mwiwvicus per le attività commerciali si sviluppò nel sito di mwjaAguntum, nel luogo ove si intersecavano la valle della Drava e un'importante strada che conduceva ai giacimenti d'oro degli mwjqAlti Tauri.

Le vestigia romane più antiche corrispondono a una struttura lignea a due camere scoperta sotto le terme e databile alla metà del I secolo a.C.

Secondo mwkaPlinio il Vecchio, l'imperatore mwkqClaudio concesse ad mwkgAguntum lo stato di mwkwmwlamunicipium, attestato in alcune iscrizioni anche funerarie, che fanno riferimento ai mwlqcultores Genii municipii Agunticite-ref-1[1]. Il nome ufficiale della città era mwmgMunicipium Claudium Aguntum. Non vi sono evidenze archeologiche della presenza di accampamenti militari nell'area.

In epoca romana ad Aguntum facevano capo due mwnastrade romane, la mwnqvia Iulia Augusta, che da mwngAquileia risaliva la valle del mwnwTagliamento e scendeva nella valle della mwoaDrava attraverso il mwoqpasso di Monte Croce Carnicocite-ref-2[2] e la via mwpgin compendium, convenzionalmente denominata dagli storici mwpwvia Aguntum-Vipitenum, che attraverso la mwqaval Pusteria collegava la Iulia Augusta alla diramazione della mwqqvia Claudia Augusta che da "mwqgPons Drusi" (mwqwBolzano) lungo la vallata dell'mwraIsarco conduceva a mwrqVipiteno e a "Veldidena" (mwrgInnsbruck) attraverso il mwrwpasso del Brennero.cite-ref-treccani-3-0[3]

mwtqAguntum era un centro minerario e commerciale, che sfruttava le risorse locali di ferro, rame, zinco e oro. Nella città, gli artigiani lavoravano i metalli per produrre beni che erano commercializzati altrove. Oltre ai metalli, la città esportava legname, prodotti caseari e cristalli provenienti dalle montagne della catena dei Tauri.

La scoperta di uno strato di cenere e dei resti di un uomo e di un bambino nell'edificio termale testimoniano il sacco di mwtwAguntum operato dai barbari invasori di mwuaRadagaiso e mwuqAlarico.

Il declino della città fu completo quando la sede della [[Diocesi di Agunto|diocesi]] fu trasferita nella vicina [[Lavant (Austria)|Lavant]], alcuni kilometri più a sud.

La diocesi non fu mai trasferita. Infatti della diocesi di Agunto è noto solo un vescovo nel VII secolo, mentre la diocesi di Lavant fu fondata nel 1228. Inoltre la sede della diocesi non era a Lavant, ma a St. Andrä im Lavanttal, in Stiria, quindi non così vicino ad Aguntum

Un secondo sacco della città fu compiuto da mwuwAttila con i suoi mwvaUnni; tale evento è attestato da una moneta datata al 452 d.C. rinvenuta in uno strato di cenere posto a un livello più elevato.

Quando l'mwvgImpero romano d'Occidente collassò, mwvwAguntum passò sotto il controllo degli mwwaOstrogoti e in seguito vi combatterono mwwqFranchi, mwwgBizantini e mwwwBavari.

mwxqPaolo Diacono riporta di una grande battaglia combattuta nel mwxg610 d.C. tra mwxwGaribaldo II di Baviera e gli mwyaAvari, nel corso della quale Garibaldo fu completamente sconfitto. mwyqAguntum fu distrutta e anche Lavant subì un grosso incendio. Nell'area non furono ordinati altri vescovi e la popolazione romana sopravvissuta trovò rifugio nelle fortezze poste sulle cime delle colline, mentre i barbari si insediarono nella fertile valle.

Ripetutamente interessate dalle alluvioni del Debantbach, le rovine di mwywAguntum rimasero visibili fino al XVI secolo, poiché nel 1599 Veit Netlich, un avvocato, menzionava lastre tombali riportanti una "scrittura sconosciuta" e riferiva che "secondo un mito, qui sorgeva una città pagana". Lo storico mwzaTheodor Mommsen ipotizzò che le rovine fossero quelle di mwzqAguntum, una teoria che fu confermata nel 1882 quando fu scoperta una lastra di marmo su cui era inciso il nome.

Descrizione

Un piccolo museo conserva gli oggetti rinvenuti nel corso degli scavi. Fra questi vi sono lastre sepolcrali dipinte, maschere ceramiche, oggetti in bronzo, monete. Inoltre, sono presenti pannelli ricostruttivi.

Un ampio edificio moderno ricopre i resti della Casa dell'Atrio, un'elegante villa nel cui mwbgatrio si trovavano una fontana e un tavolo di marmo. La villa si estendeva su un'area di 2500 mmwbw2 ed è l'edificio residenziale più esteso di mwcaAguntum sinora rinvenuto.

A est della Casa dell'Atrio si trovano le porte della città, che si ergono ancora per 3-4,5mwcg m in altezza. Le mura, che erano spesse circa 2,2-2,5mwcw m, consistono di un doppio muro di pietre tagliate il cui interno era stato riempito di terra e ciottoli; esse sono state scavate per 30mwda m in direzione nord e 75mwdq m verso sud, ma il circuito delle mura non è ancora stato identificato al di fuori di questi tratti. Probabilmente, il vicino rio Debant ha ricoperto il sito così intensamente con detriti trascinati a valle dalle montagne.

La data di costruzione delle mura è incerta. I materiali di riempimento incorporati si riferiscono all'imperatore mwdwAdriano, ma considerazioni sullo stile fanno propendere per il III secolo d.C. Un'ulteriore questione riguarda lo scopo per il quale queste mura furono costruite. Come motivazione sono state indicate le mweaguerre con i mweqMarcomanni, combattute verso il 170 d.C., come anche è stata indicata l'invasione da parte degli mwegAlemanni avvenuta nel III secolo d.C., ma altri hanno suggerito che le mura fossero state edificate principalmente per difendere la città da alluvioni o smottamenti, una ragione non impossible se l'industria attiva in città portava a una deforestazione estensiva delle colline circostanti. Un'ipotesi finale è che le mura e la porta fossero state edificate in origine per mostra, ma che poi furono estese e migliorate, per reggere l'impatto degli mwewAlamanni.

Nel sito è stato rinvenuto un esteso quartiere artigianale, in cui sono presenti botteghe per varie attività. Parecchi fra gli edifici hanno gli angoli protetti da grandi paracarri, probabilmente per evitare che i carri potessero danneggiarli mentre transitavano per le strette vie.

L'impianto termale rinvenuto è molto grande (indice questo della dimensione della città romana), con numerose vasche marmoree collocate a distanza dalle pareti delle stanze, per permettere all'aria calda di circolare sotto e attorno ad esse. Questo è il complesso termale romano più ampio fra quelli finora scoperti in Austria. Fu edificato inizialmente sotto il principato di mwfgTiberio, ma fu distrutto da un incendio verso la fine del I secolo d.C.; fu quindi ricostruito in uno stile più "moderno" e ulteriormente ampliato nel II e nel III secolo d.C.

Anche il foro è stato scavato. A un lato di esso si erge un edificio circolare, forse parte del così chiamato "Edificio sfarzoso". Questo edificio è effettivamente a pianta quadrata, ma un muro interno definisce un grande cerchio che è pavimentato con lastre di marmi policromi. Il perimetro del cerchio è suddiviso in alcune camere. Uno stretto canale attraversa il centro del pavimento (probabilmente si tratta di un inserimento successivo alla caduta in disuso dell'edificio), ma il suo scopo non è tuttora chiaro.

Note

cite-note-11. Iscrizione mwhgmwhwCILmwia mwiqIII, 11485.
cite-note-22. Maria Grazia Caenaro, mwjqUn'antica via a nord-est. Testimonianze epigrafiche e letterarie, su www.senecio.it
cite-note-treccani-33. mwkqLa val Pusteria sul sito dell'mwkgEnciclopedia Treccani

Bibliografia

• mwlgmwlwAguntum, East Tyrol, Austria, in: Richard Stillwell (a cura di), mwmaPrinceton Encyclopedia of Classical Sites, 1976.
• W. Alzinger, mwmgAguntum und Lavant, Dölsach, 1958
• M. Tschurtschenthaler, mwnaAguntum. Museum und archäologischer Park, Historischer Überblick, in: L. Gomig (a cura di), Dölsach, 2007, pagine 165-169.
• M. Auer, mwngMunicipium Claudium Aguntum. Zur Datierungsfrage der Stadtmauer, Jahreshefte des Österreichischen Archäologischen Instituts, Nr. 77, 2008, pagg. 7-38.
• Maximilian Ihm, mwoqAguontum, in: mwogPaulys Realencyclopädie der classischen Altertumswissenschaft (RE), volume I,1, Stoccarda, 1893, pag. 909.

Voci correlate
Altri progetti

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• Wikimedia Commons

• Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su Aguntum

Collegamenti esterni

• (EN, DE, IT) Sito ufficiale, su aguntum.at.
• citerefsapere-itAguntum, su sapere.it, De Agostini.
• citerefenciclopedia-dell-arte-antica-1958W. Alzinger, AGUNTUM, in Enciclopedia dell'Arte Antica, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1958.
• citerefenciclopedia-dell-arte-antica-1994O. Harl, AGUNTUM, in Enciclopedia dell'Arte Antica, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1994.
• citerefenciclopedia-dell-arte-antica-1973F. Parise Badoni, AGUNTUM, in Enciclopedia dell'Arte Antica, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1973.
• Aguntum, su archINFORM.
• Lista delle Sedi Titolari, su catholic-hierarchy.org.
• Descrizione del sito, su www2.rgzm.de. URL consultato il 18 luglio 2014 (archiviato dall'url originale il 23 luglio 2011).